La natura delle Isole Egadi risulta molto speciale perchè è incontaminata e selvaggia, caratteristiche ormai introvabili quasi ovunque nel Mediterraneo. Le Egadi fanno parte di un arcipelago ancora tutto da scoprire dove il clima mite, sia in estate che in inverno, invita ad una visita in qualsiasi periodo dell'anno.
La Riserva Marina delle Egadi è la più estesa d'Italia ed i suoi fondali, le sue trasparenze e le magiche grotte ne fanno un gioiello unico.
L'ambiente terrestre delle Egadi è uno dei più ricchi in specie animali e botaniche, la flora e la fauna subacquee si preservano rendendo tutta l'area incontaminata
Favignana che i greci chiamavano Aegusa ed in epoca medioevale prese l'attuale nome dal vento Flavonio, assomiglia a una grande farfalla venuta a posarsi placidamente sulle acque del Mediterraneo.
Acque che ancora evocano vicende di storia e di mito, che celano nella loro profondità i segreti di antiche battaglie.
Chi approda a Favignana non può non notare come prima cosa l'eleganza e la leggerezza di Palazzo Florio (1876), simbolo dell'isola. Da qui si può iniziare la visita del paese e, seguendo la strada principale, arrivare al cuore della vita isolana, la Piazza Madrice, dove tutto accade. Sulla destra della piazza ci si addentra tra le vie del rione Sant'Anna, il nucleo più antico del paese, dove tra le semplici case costruite in tufo si nascondono splendidi giardini ipogei.
Levanzo è la più piccola tra le Isole Egadi, integra e bellissima è immersa nel verde della natura e circondata da un mare cristallino. E' famosa per la Grotta del Genovese, dove sono incisi dei graffiti - testimonianza dell'arte preistorica del paleolitico superiore - e dipinti risalenti al neolitico. Ha coste dirupate ed accessibili solo sui lati Nord-Ovest e Sud-Est, che cadono ripide da un altipiano culminante con il Pizzo del Monaco (278 metri).
L'unico centro abitato, in cui si concentra la maggior parte della popolazione, sorge sulla costa meridionale dell'isola in un'insenatura detta Cala Dogana, che costituisce anche il porticciolo, il quale offre buon ridosso dai venti settentrionali e di ponente. A Levanzo, come per le altre isole, è consigliabile visitarla in barca, per meglio ammirare le bellezze del lmare ed apprezzare le sue acque limpidissime. La parte orientale dell'isola è costituita da un continuo susseguirsi di cale, spesso sormontate da pareti che cadono a strapiombo.
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PANAREA, anticamente detta Hycesia, è l'isola più piccola dell'arcipelago eoliano; ha una superficie di soli 3,4 kmq. e dista da Lipari 11,5 miglia. I suoi 280 abitanti, chiamati panarioti, vivono in tre contrade: Ditella, S. Pietro e Drauto. Fanno da cornice a Panarea i vicini isolotti di Basiluzzo, Dattilo, Bottaro, Spinazzola e gli scogli di Lisca Bianca, Lisca Nera, i Panarelli e le Formiche. Gli studiosi ritengono che Panarea, gli scogli e gli isolotti che la circondano siano i resti di un antichissimo vulcano sottomarino, sommerso in parte dalle acque nei periodi interglaciali.
SALINA, dopo Lipari, è la seconda isola in fatto di estensione: circa 27 Kmq di superficie. E' invece la più alta per le vette dei monti "Fossa delle Felci" e "Monte dei Porri", vulcani ormai spenti da tempo; da qui il suo antico nome Didyme, che significa Gemelli.
Quello attuale deriva da un laghetto dal quale si estraeva il sale (usato poi per la conservazione dei capperi e del pesce). E' la seconda isola più popolata dell'arcipelago: conta infatti circa 2.300 abitanti.
ALICUDI é l'isola più occidentale dell'arcipelago: dista circa 26 miglia da Lipari e 66 miglia da Milazzo. L'antico nome Ericusa è dovuto alla ricca vegetazione di erica, di cui l'isola è ricoperta. L'erica fa parte della storia e della vita degli isolani, che se ne servono da sempre per fare coperture di capanne e, con la radice, fornelli da pipa. Alicudi è un cono tondeggiante che culmina con il rilievo Filo dell'Arpa ed ha una superficie di 5,2 kmq.
Gli abitanti alicudari sono circa 140 e vivono, nell'unico centro abitato di Alicudi porto, di pesca e di poca agricoltura.
FILICUDI, anticamente chiamata Phoenicusa (ricca di felci), insieme ad Alicudi è geologicamente la più vecchia delle Eolie. Ha una superficie di 9,5 kmq ed il suo punto più alto, la Fossa delle Felci, è a 773 metri. Gli abitanti, detti filicudari, sono circa 250, sparsi nei tre principali centri abitati: Filicudi porto, Pecorini a mare e Valle Chiesa.
La conformazione dell' isola è leggermente ovale e si prolunga a sud-est nel promontorio di Capo Graziano: una piccola penisola collegata alla parte principale di Filicudi da una lingua di terra.
STROMBOLI, é l'isola più occidentale dell'arcipelago: dista circa 26 miglia da Lipari e 66 miglia da Milazzo. L'antico nome Ericusa è dovuto alla ricca vegetazione di erica, di cui l'isola è ricoperta.
La più lontana e la più orientale delle Eolie, Stromboli dista circa 22 miglia da Lipari. Gli antichi la chiamarono Strongyle, la rotonda. Ha una superficie di 12,6 kmq. e circa 420 abitanti, chiamati strombolani. Il suo vulcano attivo è alto circa 920 metri sul mare e i fondali sono molto profondi (1200 m.).
L' isola è un vulcano che emerge dal mare; la parte emersa, in attività persistente almeno da 2000 anni, si è formata principalmente durante due cicli d'attività.
Un ciclo antico, costituito da eruzioni di materiale solido e da colate di lava, che ha formato tutta la parte orientale dell'isola; un ciclo più recente, costituito principalmente da colate laviche, che ha formato tutta la metà occidentale dell'isola. L'attuale attività viene considerata come facente parte del ciclo recente.
VULCANO: L'antica Hierà (sacra), un tempo dimora del dio dei venti Eolo, è l'isola più a sud dell'arcipelago eoliano ed è la più vicina alla Sicilia (12 miglia da Capo Milazzo).
E' separata dalla vicina Lipari da un canale largo circa 1,6 km. La sua superficie è di 21 kmq. Dal punto di vista geologico, l'isola è formata da 4 vulcani: Lentia, Vulcano Piano, Fossa di Vulcano e Vulcanello. L' unico da considerarsi ancora attivo è il Vulcano della Fossa, che è rimasto in fase fumarolica.
L' attività vulcanica di quest'isola fu nota fino dall' antichità ai greci e ai romani, che ne furono fortemente impressionati. L'ultima violenta eruzione del secolo scorso, durata all'agosto del 1888 al marzo del 1890, diede nome all'attività che è definita "vulcanica", caratterizzata dall'esplosione del tappo che ostruiva il condotto e dal lancio di bombe a "crosta di pane"
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